Ufficio stampa, diritto sportivo e lo sport dalla fine dell’Impero Romano

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La terza giornata di lezione del Corso per Corso Operatore delle Società Sportive, Università degli Studi di Siena – Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive, del 12 aprile, inizia con il giornalista Mimmo Cacciuni che continua il suo intervento delle lezioni precedenti sull’importante argomento della comunicazione, descrivendo in modo dettagliato e professionale l’organizzazione, il modo di lavorare e l’importanza dell’ufficio stampa delle società Sportive, partendo dalla sua esperienza come addetto stampa nella Federazione Italiana Pallacanestro.

La definizione dell’ufficio stampa deve essere inteso come un’orchestrazione a più voci che collabora e “rema” verso la stessa direzione e la comunicazione delle società sportive dovrebbe essere organizzata e strutturata in più attività ben definite che sono la pubblicità, la direct marketing, sponsorizzazioni, pubbliche relazioni, promozioni, comunicazione visiva, comunicazione interne fondamentale, ufficio stampa, social media. Il responsabile dell’ufficio stampa deve quindi conoscere l’indenta dei media editoriali, organizzare il piano di comunicazione attraverso la selezione, il filtro e la sintonizzazione del flusso di informazione. Inoltre la conoscenza dell’interlocutore è alla base del dialogo informativo.

Nella seconda parte della mattinata, Cacciuni, affronta il tema degli strumenti dell’ufficio stampa che vengono identificati in principali e secondari. Gli strumenti principali sono la conferenza stampa e i comunicati stampa, quelli secondari sono la cartella stampa, la brochure istituzionale, House Orch/ sito web che logicamente ha acquisito sempre più importanza con l’avvento di internet, email, rassega stampa, servizi fotografici e video istituzionali. Terminando la lezione si va verso la parte più pratica verso i consigli di attività giornaliera e di esperienza diretta. Partendo dalla conferenza stampa si consiglia di, non abusare, non improvvisare, dare sempre un titolo, scegliere gli operatori, tempo massimo 45 minuti, organizzare la sala, valutare il numero dei partecipanti e scegliere la sala, titolo della conferenza, scaletta. Passando ai consigli pratici di comunicazione, comunicare non è obbligatorio non comunicare equivale a comunicare, se si sceglie di comunicare la comunicazione deve essere aggiornata costantemente soprattutto la parte dei social e del sito web….perché “Il negozio non chiude mai, 24h al giorno -7 giorno su 7- 365 giorni all’anno” e, conclude la lezione, con una massima che deve far riflettere sul nuovo linguaggio che viene usato…”Parla come mangi”, non perdersi in parole o frasi che non fanno altro che svilire la bellezza della nostra lingua italiana.

Il pomeriggio inizia con il modulo della prof.ssa Elisabetta Antonini sul Diritto dello Sport. Il Diritto Sportivo è una materia trasversale e interdisciplinare che comprende l’ambito pubblicistico, amministrativo, fiscale e la materia del lavoratore sportivo e parallelamente la giustizia sportiva e la giustizia ordinaria. Il primo argomento trattato è l’Autonomia dell’Ordinamento Sportivo che viene definito come il complesso delle norme che disciplinano l’attività sportiva, sia di origine statale che regionale, sia di emanazione autonoma da parte di organi sportivi. Da un punto di vista storico, la regolamentazione trova primi segnali nell’800 ma la necessità di un intervento nasce soprattutto quando sorgono le prime controversie, da una parte con i giudici che non hanno punti di riferimento e dall’altra con le società sportive che hanno un crescente desiderio di staccarsi dallo Stato con una proprio autonomia. Nel 1942 infatti viene costituito il CONI. L’ordinamento trova i suoi spunti normativi anche nella Costituzione agli artt. 2 e 18. I passaggi normativi più importanti dell’autonomia dell’ordinamento sportivo trovano fondamento in diversi interventi, tra quali il Decreto Legge 19/08/2003 n.220 che individua i “caratteri” l’ambito di autonomia dello sport, elenca in modo dettagliato e stabilisce anche che, esauriti i gradi della giustizia sportiva, il giudice ordinario interviene nei casi di rilevanza statale ad esempio nell’ambito del tesseramento che coinvolge in modo specifico il principio di onorabilità.

Anche il CIO ha capacità di intervento giurisdizionale, attribuirgli dalle norme convenzionali con regole e sanzioni.

La lezione affronta anche l’evoluzione delle normative del CONI. Ci sono state varie riforme, la prima è datata 1999, Decreto Melandri, il quale tratta il riordino del CONI, fermo al 1942, al quale viene riconosciuta la nature di Ente Pubblico, già implicito, ma adesso espressamente previsto. Le funzioni che vengono attribuite al CONI sono, funzione di indirizzo attraverso il Consiglio nazionale e la Giunta e la funzione di gestione amministrativa la affidata al Segretario Generale. Viene approfondito anche il rapporto tra CONI e Federazioni e al CONI viene affidato il ruolo di controllo delle Federazioni. Le Federazioni vengono considerate associazioni di diritto privato. Altra importante intervento normativo avviene nel 2002 con la Legge n. 178 che crea il CONI Servizi SPA a totale partecipazione pubblica del Ministero dell’Economie e delle Finanze. Il CONI rimane l’organo di indirizzo, promozione e mantiene i rapporti con le Federazioni, mentre il CONI Servizi SPA diviene il braccio operativo di gestione. Nel 2004, con il Decreto Pescante, Il CONI diviene la Confederazione delle Federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate, e attribuisce allo stesso di esercitare un potere di controllo, indirizzo, regolamentazione e gestione dell’attività sportiva, sia professionistica che dilettantistica.

Altro passo importante avviene nel 2003 con Malagò che parte con la riforma della Giustizia sportiva.

Nascono presso il Coni la Procura generale dello sport, l’organo inquirente dei processi, e il Collegio di Garanzia dello sport, la Cassazione dello sport. Il Collegio di Garanzia è il terzo grado di giustizia sportiva e interviene per decidere su una controversia dopo i primi due gradi di giudizio emessi dalla giustizia federale.

La giornata si conclude con il prof. Saverio Battente che continua nell’affascinate racconto della Storia dello Sport, ripartendo dalla fine dell’Impero Romano e l’arrivo dei barbari. Questo passaggio storico porta alla perdita dello sport come veniva inteso all’epoca. In questo in virtù dell’intervento della Chiesa, sempre un po’ restia al concetto culturale di sport e attraverso la Conversione al Cristianesimo dei popoli nordici, disposti ad apprendere gli strumenti necessari per la loro crescita, fa si che il concetto di sport scompare per molti secoli successivi. È nel Medioevo che riaffiora l’esigenza del vivere bene, intesa come attività fisica, Mens sana in corpore sano, esigenza sentita dalle classi sociali elevate e soprattutto le uniche che si potevano permettere queste attività. Attività che si concentravano in modo particolare nella caccia che veniva considerata come attività fisica, già svolta nei secoli dai popoli barbari, che adesso però veniva riservata all’aristocrazia, come si può anche intuire dalla famosa canzone dal titolo Geordie di De Andrè. Da sottolineare la mancanza di un elemento importante dall’attuale idea di sport, l’agonismo, infatti la caccia viene intesa come semplice esercizio fisico per mantenersi allenati per le battaglia. Successivamente hanno avuto inizio i Tornei, dove i gruppi di aristocratici si scontrano e vince chi riesce a far soccombere il gruppo antagonista. Questi tornei portavano spesso alla perdita di uomini quindi si passò alle giostre, meno cruente, che talvolta venivano anche utilizzate per la risoluzione di controversie. Intanto il popolino iniziava a dilettarsi con il gioco della “palla”, che solitamente avveniva durante ricorrenze particolari e consisteva nello scontrarsi con un altro villaggio, la vittoria arrivava con la conquista della palla portata al proprio villaggio, tutto ciò in assenza di regole. Questo accadeva nei territori feudali, mentre in Italia con il sistema delle Repubbliche vengono inseriti una serie di giochi di più ampia portata più ludica e ricreativa. In Francia tra il 500 e il 600, in contrasto con la chiusura da parte delle Monarchie e della Chiesa al concetto di attività fisica, in modo particolare alla caccia, probabilmente per togliere agli aristocratici armi e poteri, prendono forma, sempre per le classi nobili, nuovi giochi con la palla, tra cui l’antenato del tennis giocato anche in spazi chiusi con una rete al centro le palline e dei prototipi di racchette, ed è qui che si può parlare di attività agonistica. Si può anche affermare che proprio in Francia nascono le prime “industre” dello sport per andare incontro alle esigenze di avere reti palline e racchette. Ma Il vero concetto di sport moderno nasce durante la rivoluzione industriale in Inghilterra. Con la nascita dell’illuminismo e attraverso gli studi classici, gli Inglesi scoprono, o meglio riscoprono, la cultura greca, tra questa i ginnasi, le olimpiadi. Questi spunti culturali vengono trasportati nelle proprie scuole, considerando l’attività ginnica come elemento essenziale per la crescita dei futuri dirigenti del Regno di Inghilterra. Quindi nelle Public Schools, si pratica lo sport applicando il concetto di atleta visto come Athlos greco. Atletica leggera e tutte le discipline che venivano praticate dai grandi eroi dell’Antica Grecia. Soprattutto nelle università Inglesi si pratica lo sport, che è riservato ai soli uomini solo di una certa fascia di età. Siamo sempre nel dilettantismo, non si pratica sport per soldi ma solo per forgiare il carattere dei giovani inglesi che saranno la futura classe dirigente. Proprio per questo vengono inserite delle regole che devono essere rispettate e seguite dai giovani studenti. Persiste sempre il divario tra aristocrazia e classi meno abbienti, infatti non ci saranno mai competizioni tra di loro. Gli aristocratici non potevano essere sconfitti dal popolino, sarebbe stata considerata come una perdita di potere. Sempre per rafforzare la futura generazione di “manager” vengono inseriti gli sport di squadra per fortificare lo spirito del cameratismo che deve condurre ad un obiettivo comune. Il concetto di squadra infatti rapportato all’esercizio porta ogni atleta al rispetto dei ruoli per raggiungere l’obiettivo finale comune della vittoria. Proprio da questa evoluzione inglese, lo sport si sviluppa nei continenti grazie agli uomini di affari britannici che nei loro viaggi di lavoro esportano questo metodo anche per agevolare i propri affari.

Giorgio Froio

Foto Iwona Olczyk from Pixabay

L’autore è Membro del Consiglio Direttivo e Dirigente del CUS Siena ASD.